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El Niño e la stagione degli uragani 2026

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Una nuova mappa del rischio per le Insurance Linked Securities



16 Lug 2026

Alessia Farini, Managers Selection & ESG

Davide Saccone, Portfolio Manager, Head of Managers Selection & ESG


Un Atlantico più calmo significa un portafoglio ILS più sicuro?


Le Insurance-Linked Securities (ILS) sono strumenti finanziari che consentono alle compagnie assicurative e riassicurative di trasferire determinati rischi naturali (come terremoti, alluvioni o uragani) agli investitori dei mercati dei capitali. 
I Catastrophe Bond (Cat Bond) rappresentano la forma liquida e negoziabile di questo mercato. Gli investitori sottoscrivono questi titoli e, in assenza di eventi catastrofali, incassano cedole che riflettono i premi assicurativi. Qualora invece si verifichi un evento naturale che superi determinati parametri prestabiliti (i cosiddetti trigger), quel capitale si trasforma nell'indennizzo che ripaga i sinistri e in quel momento l'investitore scopre il rovescio della medaglia: la cedola generosa rappresentava il compenso per un rischio che si è effettivamente manifestato.
Poiché il rischio di uragani nel bacino Atlantico rappresenta storicamente la principale concentrazione di valore assicurato e di potenziali perdite per l’intero mercato ILS, le previsioni stagionali costituiscono una variabile chiave per questa asset class. 
Tali previsioni vengono elaborate prima dell’inizio della stagione da numerose istituzioni di ricerca e centri meteorologici specializzati, attraverso un insieme eterogeneo di metodologie che include approcci statistici, dinamici, ibridi, euristici e basati su tecniche di machine learning. Tali modelli forniscono generalmente delle stime del numero di cicloni tropicali, tempeste denominate (named storms), uragani e uragani maggiori (major hurricanes), nonché indicatori aggregati dell’attività stagionale, come l’Accumulated Cyclone Energy (“ACE”), che misura l’intensità e la durata complessiva dei cicloni tropicali sviluppatosi nel corso della stagione. È tuttavia utile ricordare che tali previsioni aiutano ad impostare la rotta durante la stagione degli uragani, non a eliminare il rischio della traversata: possono aiutare ad orientare il portafoglio, ma - come ricorda il 2022 con l’uragano Ian - una stagione inizialmente stimata come mite può nascondere l'unica “onda anomala” davvero determinante.

L'outlook per la stagione degli uragani: l'effetto dominante di El Niño

Per il 2026 il consenso disegna uno scenario in controtendenza: una stagione più mite rispetto alla media storica. Il segnale più chiaro arriva dall'indice ACE, una bussola più affidabile del semplice numero assoluto delle tempeste stimate, in quanto misura l’intensità e la durata dei cicloni oltre alla frequenza.

Fonte: dati a giugno 2026. CSU, TSR, AccuWeather, The Weather Company, NCSU, University of Arizona

Le metodologie divergono, ma il coro è unanime: l'Atlantico sarà più tranquillo del recente passato. Il National Hurricane Center assegna una probabilità del 55% a una stagione sotto la norma; il Tropical Storm Risk si colloca su stime ancora più contenute, prevedendo un solo Major Hurricane e appena 55 unità di ACE; la Colorado State University stima due Major Hurricanes e 90 punti ACE.
Dietro questa quiete annunciata ci sono due fattori. Il primo è rappresentato dalle temperature superficiali marine (Sea Surface Temperatures - SST) che rappresentano il carburante degli uragani: acque calde sono benzina per lo sviluppo convettivo, mentre acque più fredde ne riducono l’intensità. Attualmente, le SST ci inviano segnali misti: rimangono leggermente superiori alla norma nel Golfo del Messico, ma si attestano su livelli prossimi alla media o marcatamente più freddi nella Main Development Region (MDR) - l'area dell'Atlantico tropicale compresa tra l'Africa occidentale e i Caraibi dove si origina la maggior parte degli uragani - mostrando un netto raffreddamento rispetto a quanto osservato nel 2024 e 2025. Il raffreddamento osservato nella Main Development Region rispetto agli ultimi due anni costituisce quindi un fattore generalmente favorevole, in quanto tende a moderare la formazione di cicloni tropicali nell'Atlantico.

Fonte: dati a giugno 2026. NOAA

Il secondo fattore favorevole è rappresentato dal ciclo ENSO e l'insorgere di El Niño. Le principali agenzie ufficiali, NOAA/CPC incluse, gli assegnano una probabilità elevata in forma moderata o forte durante l’estate. Per l'Atlantico si tratta di un guardiano benevolo: El Niño solleva un "vento contrario" in quota - il wind shear - che ostacola lo sviluppo delle tempeste in formazione, soprattutto nei Caraibi e nel Golfo del Messico. 

Fonte: dati a giugno 2026. NOAA

Tuttavia, l’ENSO rappresenta un sistema di interazioni atmosfera-oceano estremamente complesso. Nonostante la crescente convergenza delle previsioni verso lo sviluppo di un episodio di El Niño particolarmente intenso – potenzialmente tra i più forti mai osservati – persistono significativi elementi di incertezza riguardo ai suoi effetti sulla stagione degli uragani: le tempistiche delle anomalie termiche e la geografia del calore. Per quanto riguarda le tempistiche, le più recenti proiezioni indicano che il picco dell’anomalia termica nel Pacifico equatoriale potrebbe essere raggiunto soltanto nel quarto trimestre del 2026, ovvero verso la conclusione della stagione degli uragani atlantici o anche successivamente. Sebbene un El Niño in fase di sviluppo possa comunque esercitare un'influenza rilevante durante il periodo di picco della stagione degli uragani (fra agosto e ottobre), un'evoluzione più graduale del fenomeno potrebbe ridurne l'effetto inibitore nella fase iniziale e centrale della stagione.
In relazione alla geografia del calore, eventuali incertezze possono derivare dalla configurazione spaziale del riscaldamento delle acque del Pacifico. In particolare, quando le anomalie positive di temperatura risultano concentrate nelle porzioni centrali del bacino anziché lungo il Pacifico orientale – configurazione comunemente definita "El Niño Modoki" – la risposta della circolazione atmosferica globale può differire sensibilmente rispetto a quella associata a un El Niño tradizionale. In tali circostanze, l'effetto mitigante normalmente associato a El Niño potrebbe essere significativamente attenuato e, in alcuni scenari, questa configurazione può persino favorire l'attività degli uragani, incrementando il rischio per regioni chiave ad alta esposizione come la costa orientale degli Stati Uniti.

Il rischio non scompare: si ridistribuisce

Qui sta il punto cruciale. El Niño non spegne il rischio, lo redistribuisce geograficamente. Mentre l’Atlantico tende a “mettersi al riparo” sotto la sua influenza macro-climatica, il Pacifico entra in una fase più attiva: le anomalie termiche positive favoriscono lo spostamento della ciclogenesi verso est e la traiettoria delle tempeste tende a curvarsi più frequentemente verso nord, in direzione del Giappone e dell’Asia orientale, dove ogni landfall può tradursi in perdite assicurative rilevanti.
Questo scenario, sostenuto da temperature marine elevate, aumenta significativamente il rischio complessivo nel Pacifico e introduce una forte volatilità sui cosiddetti "rischi secondari” (secondary perils), quali alluvioni e incendi. Anche il rischio globale di incendi boschivi viene ridistribuito a causa dei cambiamenti nelle precipitazioni e nelle temperature estreme: in Australia, le condizioni associate a El Niño sono generalmente caratterizzate da precipitazioni inferiori alla media e temperature più elevate, fattori che favoriscono condizioni di siccità, riducono l'umidità della vegetazione e aumentano la probabilità di incendi estesi e particolarmente intensi. In California, El Niño porta tipicamente inverni più umidi che promuovono la crescita della vegetazione; se a questi periodi seguono estati calde e secche, la vegetazione aggiuntiva si trasforma in abbondante combustibile, aumentando potenzialmente il rischio di incendi negli anni successivi.

I limiti delle metriche aggregate e dei modelli top-down

Sebbene l’evidenza empirica indichi che El Niño sia generalmente associato a una riduzione del numero complessivo di tempeste nell’Atlantico, questo non si traduce automaticamente in un  minor rischio per il comparto ILS. La performance dei Cat Bond, infatti, mostra storicamente una relazione non lineare con l’attività stagionale aggregata
Un esempio è rappresentato dal 2022: l'anno si concluse con un livello di attività perfettamente in linea con le medie storiche, ma l'impatto di un singolo evento di massima intensità (Uragano Ian), fu sufficiente a determinare ingenti perdite assicurative per il mercato e a generare un rendimento annuo negativo per l'intera asset class. 
Il rendimento delle Insurance-Linked Securities non è guidato dal numero complessivo di uragani che solcano l'oceano, bensì dalla loro traiettoria e, in particolare, dai punti di landfall dei singoli eventi. Anche in un contesto stagionale complessivamente favorevole, lo sviluppo di anomalie termiche localizzate in prossimità della costa può determinare la rapida intensificazione di un singolo fenomeno a ridosso della terraferma, generando comunque elevate perdite assicurative.

Il posizionamento strategico di portafoglio


I dati del primo trimestre del 2026 evidenziano che i danni assicurativi globali da catastrofi naturali sono rimasti sotto i 30 miliardi di dollari, segnando il livello più basso dal 2019 e registrando una drastica contrazione rispetto ai circa 50 miliardi dello stesso periodo del 20251. Eppure, la calma del mare aperto è il momento in cui il navigatore controlla con maggiore attenzione le scialuppe. 
L'attuale contesto è fortemente condizionato dallo sviluppo di El Niño che, se da un lato mitiga le minacce nell'Atlantico riducendo la probabilità di uragani, dall'altro accentua l'esposizione nel Pacifico - con un rischio elevato di tifoni in Giappone e sulle coste occidentali delle Americhe - e incrementa la volatilità legata ai secondary perils, come alluvioni e siccità. 
In questo contesto, emerge chiaramente l’importanza di una gestione attiva all’interno dell’asset class. La gestione del portafoglio richiede infatti un continuo confronto con i gestori direttamente attivi sul mercato e un’analisi costante delle previsioni climatiche e stagionali, che consentono di aggiornare in maniera dinamica il profilo di rischio e la struttura del portafoglio.
A fronte di questo outlook climatico, abbiamo impostato un deciso sottopeso dei rischi secondari rispetto ai rischi primari. Sul fronte liquido, abbiamo inserito un nuovo fondo di Cat Bond caratterizzato da una maggiore perdita attesa (Expected Loss), muovendoci intenzionalmente per catturare rendimenti più elevati proprio in virtù della minore probabilità complessiva di uragani nell'Atlantico; in parallelo, abbiamo diluito l'esposizione verso un gestore specializzato sui rischi Asiatici. In contemporanea, abbiamo incrementato la componente riassicurativa privata tramite l'inserimento di un nuovo fondo per beneficiare del premio di liquidità, contrastando la compressione generale degli spread che sta interessando l'asset class a seguito delle stagioni degli uragani meno attive rispetto agli scorsi anni e con l’intenzione di diversificare ulteriormente i rischi in portafoglio.


1 Aon - Global Catastrophe Recap Q1 2025; Global  Catastrophe Recap First Quarter (Q1) of 2026

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